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| C'è una forza misteriosa,
un grande oggetto invisibile, che devia le comete ai confini del Sistema
Solare.
E' un pianeta sconosciuto o una piccola stella spenta, sostengono 2 diverse equipe di ricercatori americani e britannici che spiegano così certe stranezze astronomiche. L'ipotesi di invisibili coinquilini del nostro Sistema Solare risale agli inizi del secolo quando, studiando i movimenti delle comete, gli astronomi videro che i conti non tornavano. Che le comete cioè, passando in un'area ai limiti del Sistema Solare, subivano deviazioni imputabili solo alla forza di gravità di qualcosa di enorme, soprannominato Nemesi o Stella della Morte. Pur presentando conclusioni diverse e situando quest'area, con qualche differenza di calcolo, a 2400 o a quasi 3000 miliardi di Km, le 2 equipe hanno ora fornito spiegazioni che nella sostanza non sono molto dissimili. Per capire meglio bisogna chiarire quanto si sa dei movimenti e della presunta origine delle comete. Quelle a orbita corta, come la Halley, si formerebbero nella fascia di Kuiper, disco di materiale cosmico che si trova oltre l'orbita di Nettuno, in un'area compresa tra 30 e 1000 UA (unità astronomiche, 1 UA= distanza Terra-Sole). Le comete ad orbita lunga come Hale-Bopp si formerebbero invece nella nube di Oort, complesso sferico di comete e asteroidi sparsi a una distanza compresa tra 10000 e 50000 UA. |
. | Sul mensile Note della Royal Astronomical
Society John Murray della Open Univerity britannica ipotizza l'esistenza
di un pianeta più grande di Giove, il gigante del nostro Sistema
Solare, su un'orbita di 32000 UA o 2980 miliardi di Km. Sulla rivista Icarus
John Matese e colleghi della University of Louisiana suggeriscono che,
se non un pianeta grande 3 volte Giove, l'oggetto invisibile sia
una nana bruna: una stella più piccola del Sole, incapace di emettere
luce e collassata su se stessa dopo aver esaurito l'energia del proprio
nucleo. Le 2 equipe ammettono che per le deviazioni delle comete a orbita
lunga si potrebbero chiamare in causa altri fattori come le interazioni
tra le aree più dense della nube di Oort e le onde della "marea"
gravitazionale della Via Lattea. Ma anche così, stando a Matese,
serve un elemento catalizzatore, un grande attrattore gravitazionale che
amplifichi l'effetto della marea galattica.
FONTE: "Il Giornale" dell'8 Ottobre 1999
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